Sputo il rospo. Mio nonno è morto quasi un anno fa, dopo che un ictus otto anni prima lo aveva costretto in sedia a rotelle. Il suo corpo ha prima recuperato e poi ha improvvisamente ceduto. Ha ceduto tutto, era attaccato al respiratore. Non penso si rendesse conto di cosa succedeva attorno a lui nelle sue ultime ore, ma di certo delirava, i reni non funzionavano, i polmoni nemmeno, il cuore, la vescica, e non parliamo del cervello. Gli hanno dato la morfina per essere sicuri, poi la mia cattolicissima nonna ha detto ai medici di staccare la spina. “Staccare la spina” è una frase che fa paura a tante persone, secondo le quali mio nonno avrebbe invece dovuto rimanere attaccato a quel respiratore, mentre tutto il resto del suo corpo praticamente si disfaceva. E noi avremmo forse dovuto vegliare sul corpo tenuto in vita di mio nonno? Non ci voglio nemmeno pensare. Così come non voglio pensare a cosa sarebbe stato avere giudici a indagare su cosa mio nonno avrebbe voluto fare di sè: diceva sempre che voleva andare al Padreterno, l’invalidità gli pesava, e mia nonna gli diceva sempre che con il suo brutto carattere nemmeno Iddio se lo pigliava. Ci avrebbero creduto? Gli sarebbe bastato? Ai politici no, e lo stiamo vedendo adesso. Quello che sta succedendo in questi giorni riguardo alla vicenda della famiglia Englaro riguarda tutti noi, ma non so in quanti abbiano afferrato appieno il concetto.
Feb 05

Recent Comments